Agricoltura naturale

Dal sito Terranauta.it riportiamo questa interessante intervista:
http://www.terranauta.it/a1971/cultura_ecologica/agricoltura_naturale_conversazione_con_panaiotis_manikis.html

Agricoltura naturale : conversazione con Panaiotis Manikis (allievo di Masanobu Fukuoka)
di Marco Del Bianco

Panos hai qualcosa da dire per iniziare questa conversazione?Sì, abbiamo invitato tutti a questo incontro, anche attraverso il nostro sito internet, per ricordare la scomparsa di Fukuoka avvenuta nel 2008, per festeggiare la sua memoria ma anche per stare assieme, perché dopo la sua morte non c’è più un leader. Penso che oggi non sia necessario avere uno o più leader perché tutti devono essere leader di sé stessi, tutti dobbiamo imparare questo metodo di fare palline per gli orti di sussistenza, per le fattorie naturali, per ri-vegetare i deserti e le nostre spoglie montagne, per trasmettere queste informazioni ad altri e promuovere questa attività senza mettere di mezzo i soldi, senza mettere questo per il nostro egoismo.

Mi ricordo che quando Fukuoka era qui in Grecia fermava ogni ora il lavoro per parlare, era faticoso ma lui diceva che se una persona non capisce bene tutto il lavoro da fare, questo potrebbe andare distrutto, e se non si capisce è allora che abbiamo bisogno di un leader che ci conduca.

La cosa più importante è servire la natura, quando uno serve la natura serve anche l’umanità. Sono molto contento che siano venute molte persone, oltre ai tanti Italiani ci sono molti del Sud-America, e credo proprio che lì sia già iniziato qualcosa. Quando ho visitato ultimamente Uruguay, Cile, Argentina, Brasile ho visto la gente entusiasmata per la filosofia e la pratica di questo metodo. Questo settembre andremo a seminare in Patagonia e credo sarà un inizio molto importante, interessante e necessario per dare un supporto a questa gente in modo da aiutarla non con soldi, ma con semi.

Queste persone vivono in condizioni estreme; gli indigeni di Patagonia sono molto poveri, allevano pecore, ma non è sufficiente per loro, così noi possiamo mostrare loro che l’agricoltura può essere meglio dell’allevamento e può essere un inizio grande, non solo per gli indigeni, ma anche per la loro terra perché con milioni di animali che insistono su quei territori non c’è speranza di rinverdire. Una cosa importante è che oggi laggiù ci sono almeno 10 persone che sono seriamente interessate e questo può essere davvero un inizio grande.

Quali informazioni pensi siano utili da trasmettere?

Penso che le persone che vengono qui o siano venute negli anni passati devono fare la loro esperienza diretta; la cosa importante per chi coltiva è fare un cammino anche se chi coltiva utilizza solo il 10-20 % della propria superficie. Io credo che bisogna capire che questo metodo di agricoltura non è solo una filosofia, solo una teoria o solo una pratica, è una soluzione unica che comprende tutte e tre queste cose.

Secondo me questa è l’unica soluzione che può risolvere i problemi che ha creato la mente umana nella natura. Anche gli altri metodi di agricoltura sono utili e possono essere ottimi anche se non hanno risposte per questo tipo di problemi.

Quali sono le risposte ai problemi che esistono?

Per esempio la coltivazione biologica, biodinamica, sinergica, la permacultura non hanno una risposta per il deserto, non hanno risposte per rinverdire grandi superfici. L’agricoltura naturale ha queste risposte, non siamo ancora arrivati al punto di dire che abbiamo successo nel deserto, ma possiamo avere una soluzione valida per molte situazioni e siamo avanti nel nostro cammino.

“L’agricoltura naturale ha queste risposte, non siamo ancora arrivati al punto di dire che abbiamo successo nel deserto, ma possiamo avere una soluzione valida”

Se ci saranno nuove energie, nuove persone, nuove idee avremo presto molte più soluzioni per fare di questa terra un paradiso. Forse gli altri metodi hanno provato in qualche fattoria e forse anche in Africa, ma non hanno una risposta per il deserto. Quello che ci manca è la collaborazione degli scienziati, abbiamo bisogno della loro opera. Dobbiamo unire sempre la filosofia con la religione se non facciamo questo non c’è speranza. Gli scienziati devono ammettere che la natura sa meglio e più di tutti noi e loro; devono tenere presente che qualsiasi cosa si faccia bisogna servire la natura, non gli interessi di multinazionali o quelli particolari di pochi individui.Dimmi almeno un motivo per cui l’agricoltura naturale ha soluzioni che altri non hanno?

L’agricoltura naturale non si avvale dell’energia del petrolio, come invece fanno, più o meno, tutte le altre pratiche (intendo dire dell’avvalersi almeno di una o più cose come macchinari, energia, fertilizzanti, pesticidi o di preparati naturali come integratori). Il metodo dell’agricoltura intensiva,per esempio, dipende totalmente da questa fonte. Essere dipendente da una sola fonte è pericoloso perché nel momento in cui il costo del petrolio sale – come è già successo – e il prodotto diventa meno disponibile, la produzione della coltivazione intensiva cala vertiginosamente, provocando problemi molto gravi di approvvigionamento alimentare, soprattutto per le popolazioni che spendono per il cibo già il 70% o più del loro reddito.

Pensiamo al solo fatto che questi ultimi aumenti hanno fatto raddoppiare il costo delle materie prime, come riso o frumento, con gravi ripercussioni per gli abitanti nei PVS. Per noi che spendiamo una percentuale bassa del nostro reddito un aumento di 50 cent o 1 euro per il costo del riso o del frumento incide poco, ma pensate per chi con un reddito giornaliero di 1-2 euro deve comprare da mangiare cosa vuol dire spendere 50 cent o 1 euro in più.

Cosa fa nello specifico questo metodo che, in pratica, lo distingue dagli altri metodi?

Prima di tutto offre una grande varietà di semi lasciando che la natura faccia da sé, non ariamo non diserbiamo non concimiamo non eliminiamo ciò che si pensa sia nocivo, si cerca solo di favorire ciò che può essere utile a noi, e non estinguiamo o distruggiamo ciò che non lo è. Se evitiamo di lavorare la terra permettiamo ad essa di ricostruirsi in armonia e in uno stato fertile. La teniamo sempre coperta così facendo la proteggiamo permettendo che si formi un habitat in equilibrio dove la parte organica e minerale è ben integrata con quella animale e quella vegetale, così facendo avremo difficilmente carestie perché il sistema naturale si auto-rigenera e si difende da sé equilibrandosi senza bisogno dell’intervento umano.

Come ha fatto e come fa a riseminarsi ad ogni stagione? Le piante, gli alberi, gli insetti e tutto il resto come fanno a sopravvivere, a nutrirsi e a perpetuarsi? L’uomo non deve più danneggiare la natura perché così facendo danneggia sé e tutti gli altri esseri preparandosi a sopravvivere in un mondo assai poco naturale.

Poca scienza quindi se lasciamo fare quasi tutto alla natura, sembra una nuova filosofia…

Bisogna unire la scienza alla filosofia e alla religione, l’armonia esiste se uniamo, se separiamo abbiamo la specializzazione e così facendo perdiamo di vista il tutto, compreso l’uomo o la natura

Bisogna unire la scienza alla filosofia e alla religione, l’armonia esiste se uniamo, se separiamo abbiamo la specializzazione e così facendo perdiamo di vista il tutto, compreso l’uomo o la natura. Quando parliamo di queste cose è meglio fare un esempio pratico. Pensiamo di rinverdire le montagne intorno ad Atene, secondo l’approccio religioso è giusto farlo, lo dice il profeta. L’approccio filosofico afferma che la natura è perfetta e che la conoscenza umana è parziale ed imperfetta; l’approccio scientifico dice che dove pascolano gli animali o dove c’è il deserto ci sono pochi semi, quindi noi che pratichiamo l’agricoltura naturale raccogliamo una grande quantità di semi, facciamo palline per proteggerli dai predatori animali o dai parassiti che siano e poi li seminiamo prima che comincino le piogge. Questo vuol dire unire i tre approcci in modo da aiutare la natura, e la nostra sopravvivenza fino a che non avremo ricostituito il “paradiso” ritrovando la gioia di vivere.Quali proposte vorresti che venissero realizzate?

Vorrei che ritornaste nel vostro paese e cercaste di parlare di questa attività e di quello che avete fatto qui e aiutaste a promuovere la creazioni di orti famigliari, il passaggio dagli altri metodi di agricoltura all’agricoltura naturale con la creazione di fattorie naturali ex novo o convertendo quelle già esistenti, nei tempi possibili, a rinverdire i deserti e le montagne spoglie. La montagna spoglia prima o poi creerà problemi gravi al contadino che sta a valle quindi i primi che dovrebbero attivarsi sono proprio loro, i coltivatori, sia che siano coltivatori diretti in fattorie famigliari o in aziende organizzate su ampia scala.

La copertina del libro La rivoluzione del filo di paglia

Hai qualcosa che vorresti augurarti?Sì, vorrei vedere coltivatori interessati perché in questo incontro in Grecia e anche in Italia non ho visto. Dovrebbero essere loro i primi a utilizzare questo metodo. È un vero dispiacere perché solo loro potranno aiutarci ed aiutarsi ad applicare questa pratica e a migliorala.

Senza di loro non andremo da nessuna parte “migliore”, continueremo a depauperare la natura pensando che usando derivati del petrolio a supporto e sostituzione di quello che preleviamo basti per compensare il prelievo, quando potremmo prelevare ciò che ci necessita con meno lavoro e senza inquinare la terra e ciò di cui ci cibiamo.

E cosa hai da dire circa l’ultimo libro di Masanobu Fukuoka che non è stato ancora stampato in italiano?

Pensa che sono due anni che la traduzione è stata fatta, ma non si sa perché non è stato ancora stampato. La questione dei diritti è stata conclusa, così come le correzioni della bozza sono state fatte e quindi non capisco perché Giannozzo Pucci attraverso la sua casa editrice non lo pubblichi. È stato il libro che mi ha illuminato il cammino, che mi ha dato quelle risposte che cercavo.

Non capisco come mai in due anni non si sia potuto fare questo atto di libertà, consentendo a chi non è pratico con altre lingue, se non con la lingua italiana, di poter conoscere questo magnifico libro, che è già stato tradotto e pubblicato in inglese, in spagnolo, e greco. Forse bisognerà inondare gli uffici dell’editrice fiorentina di lettere e richieste? Telefonargli tutti insieme, tutti i giorni? Non so, sono solo molto dispiaciuto di questa cosa e credo che bisogna trovare assolutamente una soluzione per pubblicarlo.

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3 Responses to Agricoltura naturale

  1. nilel ha detto:

    Salve,
    Prima di tutto vi ringrazio per la possibilità di conoscervi e avvicinarmi alla realtà che vorrei vivere. Grazie Masanobu Fukuoka per aprirmi gli occhi!!

    A presto ! Sono disponibile per vivere e praticare l’agricoltura naturale.

  2. Massimo Giorgini ha detto:

    Se vorrai ci saranno sicuramente occasioni per conoscerci.
    Vivi a Bologna?

  3. […] Due fine settimana successivi durante i quali si alterneranno momenti di teoria e di pratica fino alla realizzazione di un orto giardino naturale. […]

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